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Archivio dell'autore: Ualone

Il primo keynote di Apple senza Steve Jobs è stato molto deludente. E non tanto per la presenza sul palco di Tim Cook, nuovo CEO del colosso di Cupertino (o forse anche per quello), né per l’assenza dello stesso Jobs. Quanto per un’altra assenza. Quella dell’iPhone 5, che tutti aspettavano a dita aperte.

Il telefono che, ancora una volta, avrebbe dovuto stupire, sconvolgere, far dire “Wow!” non solo agli uomini Apple sul palco, ma anche a quelli dall’altra parte. Non c’è stato.

C’è stato l’iPhone 4S, esteticamente identico al suo predecessore, con le stesse dimensioni, la stessa forma, lo stesso peso (anzi, pare pesi 3 grammi in più!) e gli stessi due colori, bianco e nero. Che sono poi le cose più rilevanti per la maggior parte della gente. Gente per la quale sarà quindi lo stesso identico telefono che c’era già. Retina Display compreso. La fotocamera da 8megapixel sostituisce quella da 5 ed è ora in grado di registrare video in HD a 1080p (in luogo dei 720p di prima), ma anche questo lo noteranno in pochi. La cosa più nuova, ovvero Siri, il nuovo fatto che io dico una cosa a voce e l’iPhone mi capisce, al momento non è disponibile in italiano (la versione italiana del sito Apple, infatti, fa addirittura finta che la feature non esista). Insomma, niente di interessante, per i più.

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PES 2012 in versione iOS, uscito in questi giorni su App Store. La stagione del calcio videogiocato 2011/2012 è cominciata su tutte le piattaforme

No, non parlerò dei limiti “tecnici” degli attuali giochi di calcio. Anche perché è più o meno da ISS Pro Evolution (o forse anche da un pizzico prima) che sono sempre più belli da giocare, con un periodo poi fantastico di FIFA negli ultimi 4-5 anni.
Diciamo che, dal punto di vista “contenutistico”, ci siamo. Per lo meno siamo in linea con quello che ci si aspetterebbe realisticamente dal fatto di essere nel 2011.
La roba che non va ancora bene riguarda un po’ i sistemi di distribuzione e di fruizione (eh, sì, di fruizione, ci sta) dei giochi di calcio.

Dunque, in questi giorni (oggi proprio, se non sbglio) è uscito FIFA 12 per praticamente tutte le piattaforme. Tra qualche giorno dovrebbe arrivare anche PES 2012, che volendo è già disponibile in versione iOS (tra l’altro in una forma decisamente interessante, di cui parleremo tra poco).
Elenco questi fatti di attualità per giustificare l’articolo su OneGameShot, ma in realtà il succo della chiacchiera che sta per partire riguarda un po’ tutto il periodo e tratta fondamentalmente di possibilità mancate.

Negli ultimi anni, grazie al salto di qualità incredibile che i sistemi operativi delle console casalinghe hanno fatto con l’ultima generazione, alcuni di quelli che un tempo potevano essere degli sfizi sono quasi diventati vere e proprie necessità.
Quella di avere i giochi di calcio fissi sull’hard disk, per esempio, non può più essere considerata una roba superficiale. Certo, sarebbe fico per tutti i giochi, ma per i giochi di calcio (o comunque quelli dove ti può capitare facilmente di dire “Sì, facciamo una partita”) la cosa vale molto di più.

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Cloud: sarà il futuro del gaming?

GameStop è diventato negli ultimi anni IL colosso internazionale della vendita al dettaglio di videogiochi. Tra i lettori di One|Game|Shot (che un po’ di assonanza con GameStop pure ce l’ha, a ben vedere, tipo che One|Game|Stop pure ci poteva stare – a parte proprio il fatto che esiste già GameStop), sicuramente saranno diffusi mille altri metodi di approvvigionamento videoludico, tra il Digital Delivery (per chi gioca soprattutto su PC), l’acquisto con consegna a domicilio da economici negozi europei e lo scroccaggio dagli amici. Ma è innegabile che chiunque, almeno una volta nella vita, sia andato a prendere qualcosa da GameStop, magari in offerta, magari perché quel giorno gli andavano bene esattamente quella copia di Killzone 3 che proprio non mi è piaciuto e quel gioco per Kinect che non so come mai avevo a casa.
Se poi allarghiamo il campo anche a chi non legge OGS (passando quindi in un colpo solo da 12 persone a qualche centinaio di milioni di videogiocatori), la diffusione di GameStop, come luogo d’abitudine per l’acquisto, diventa stratosferica.

È facile immaginare, quindi, come il caro Tony Bartel, presidente appunto di GameStop, sia tra le persone più interessate a tutti i nuovi/futuri sistemi di distribuzione e fruizione dei videogiochi, come il digital delivery, lo streaming e la roba cloud. No, perché se non ci si pensa per tempo, a certe cose, poi si fa la fine delle case editrici italiane, per dire.

E invece Bartel ci ha pensato per tempo. Forse, eh. Perché poi è tutto da vedere. Comunque, è già da diversi mesi che, in seguito all’acquisto di Impulse, GameStop distribuisce i giochi per PC anche tramite digital delivery, facendo in pratica da concorrente a Steam, Direct2Drive e altri distributori digitali.

Ma il digital delivery chiaramente non basta. La tecnologia va avanti, sempre, e aziende come OnLive e Gaikai stanno già da un po’ di tempo sperimentando quello che potrebbe essere uno step successivo (o quantomeno parallelo) al digital delivery: il cloud gaming. Ovvero, la possibilità di giocare tramite semplice streaming dei contenuti, senza possedere fisicamente né il gioco né tantomeno la console (o comunque l’hardware) su cui farlo girare. All’utente basta avere il minimo indispensabile: uno strumento in grado di ricevere lo streaming dei dati (un computer ovviamente va benissimo, ma ultimamente ci si sta accanendo molto con i tablet – Dave Perry che gioca a World of Warcraft su iPad è una delle robe più folli viste in questi ultimi mesi non ricordo più dove, forse a uno degli ultimi E3 – e magari in futuro basteranno uno smartphone e il televisore, se non il solo televisore), uno schermo e magari un controller.

Tony Bartel

GameStop, che oltre ad aver acquistato Impulse ha preso in bundle pure Spawn Labs (che guarda caso si occupa proprio di tecnologie di streaming), vuole fare esattamente questo. Permettere ai videogiocatori di godere di una vasta gamma di titoli (che loro avrebbero comunque nei loro magazzini sotto forma di prodotti da vendere fisicamente ai clienti tradizionali) senza possederli su supporto fisico e senza necessariamente avere neanche una console per farli girare.

Negli ultimi giorni, in particolare, Tony Bartel si sta concentrando sui tablet, come strumento da mettere in mano all’utente finale per lo streaming. Piuttosto che produrne uno da zero, GameStop ne brandizzerà un modello su cui girerà Android e, chiaramente, il software necessario a streamare i giochi messi a disposizione dal retailer statunitense.

L’idea più interessante è che Bartel sta anche pensando a un controller da abbinare alla vendita di questo tablet Android brandizzato GameStop. Un controller chiaramente wireless che eviterà l’impaccio di giocare a Modern Warfare con degli improbabili controlli virtuali sullo schermo del tablet stesso. Il tablet GameStop, con il software per lo streaming, andrebbe a costituire una vera e propria nuova piattaforma per i videogiocatori. Da qui alla realizzazione di tutto ciò, comunque, ci passa non solo un po’ di tempo, ma sicuramente anche decine di firme con i vari produttori di videogiochi. A livello di licenze, permessi e compagnia cantante, infatti, tutto il cloud gaming (almeno quello basato su giochi destinati originariamente al mercato classico e reindirizzati da terzi allo streaming) è al momento un gran bel punto interrogativo, anche se Bartel sembra fiducioso sulle questioni burocratiche.

È lo stesso Bartel, comunque, a ritenere questo sistema (cioè tutto il fatto, stavolta pratico, di giocare in streaming sul tablet con un controllerino dedicato) ancora poco immersivo. In ogni caso, GameStop ci sta puntando, non foss’altro che per valorizzare i soldi spesi nell’acquisizione di Spawn Labs.

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Lento, a tratti desolante, ma al contempo straordinariamente ritmato e sempre coinvolgente, Another World è uno dei giochi più belli di tutti i tempi.

Il prossimo 22 settembre Another World sarà pubblicato da BulkyPix su App Store e quindi scaricabile e giocabile su dispositivi iOS. Per la precisione, sarà un’app universale, ovvero di quelle che funzionano in modo nativo sia su iPad che su iPhone (o iPod touch), sviluppata da DotEmu. Costerà 4,99 dollari. Che, se non ricordo male le conversioni USA/Euro dell’App Store, dovrebbe significare 3,99 euro.

Sarà una riedizione, più che un remake, dell’originale Another World del 1991, pubblicato su millemila piattaforme e amato da millemila videogiocatori. Offrirà una grafica aggiornata, adatta alle (relativamente) alte risoluzioni dell’iPad (1024×768) e degli iPhone/iPod dotati di Retina Display (960×640), ma anche la possibilità di passare in qualunque momento alla veste grafica originale del gioco, con la semplice pressione di due dita sullo schermo (un po’ come già visto nelle riedizioni dei primi due Monkey Island). Due saranno anche i sistemi di controllo selezionabili. Uno con il classico pad virtuale e magari un po’ di pulsanti su schermo, a simulare il sistema di controllo originale, l’altro completamente rivisto e totalmente touch oriented. Supportato Game Center, con 13 achievement da sbloccare, e proposti tre livelli di difficoltà (laddove il prodotto originale ne aveva uno fisso).

Eric Chahi è francese, ma ha studiato il Napoletano all’Università delle Froge di Parigi, nel corso della sua laurea in lingue. È il creatore di Another World e di Heart of Darkness. Recentemente si è occupato di From Dust.

Another World, realizzato da Eric Chahi (che dopo praticamente ha fatto solo Heart of Darkness per la prima PlayStation e recentemente è tornato alla ribalta con From Dust per Xbox Live e PSN) è stato uno dei primi giochi a presentarsi un po’ con l’atteggiamento (non con la faccia) del film, del prodotto che dietro ha una sceneggiatura e vuole che tu te ne accorga. Cut-scenes (probabilmente mai viste prima, almeno non in quel modo), tanta atmosfera e quel misto di “vediamo come si risolve qua” ma anche “vediamo cosa cazzo succede ora”. Diciamolo, era adorabile. Una pietra miliare, sicuramente. E questo è quello che ricordiamo tutti.

Quello che ricordano in pochi, invece, è che Another World ogni tanto parlava in napoletano. Almeno, alcuni dei suoi personaggi lo facevano.

Per la precisione, in una delle fasi iniziali del gioco (tranquilli, è difficile considerarlo uno spoiler, e poi se non avete giocato Another World checcazzo, dai), quando il protagonista si trova chiuso in una gabbia appesa al soffitto, la guardia sotto di lui dice chiaramente: “Aro’ sta? Aro’ Sta? Oh, Genna’! Oh, Genna’!” Che significa: “Dov’è? Dov’è? Ehi, Gennaro! Ehi, Gennaro!” Ora, non si capisce chi o che cosa dovrebbe essere dove, ma vi assicuro che le parole pronunciate sono queste.

Ma controllate voi stessi, guardando questo video al minuto 5:10 e prestando attenzione a ciò che dice la guardia.

Sentito? È così.

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