Un Journey musicale

Journey: provateci voi a dire che non è superbellissimo

“it’s about two strangers who meet online. They don’t know who they are or how old they are. All they know is, that is another human being”. Messa giù così, la definizione appena incollata, potrebbe facilmente riferirsi a un qualsiasi gioco online targato Nintendo. Invece no, invece le parole sono di Jenova Chen, che il mondo conosce quale director di Thatgamecompany, l’etichetta malamente nascosta dietro a due dei titoli per PlayStation Network più interessanti, caratteristici e invidiati della storia di PlayStation 3: flOw e Flower. Chen si riferisce, come facilmente intuibile, a Journey, il prossimo titolo di Thatgamecompany, atteso in un generico momento “x” della prossima primavera. E se l’attesa è tanta, perché lo stile e le sensazioni trasmesse dai filmati distribuiti fino a oggi sono roba da pelle d’oca o giù di lì, il mistero che circonda il progetto non è da meno.

C’è ancora una fitta coltre di nebbia attorno alle meccaniche di gioco che organizzeranno il mondo di Journey, come d’altronde era già successo in occasione dello splendido Flower. Questo inizio d’anno, però, ha portato qualche informazione: se non proprio relativa al concetto o al sistema di gioco, perlomeno per quanto riguarda l’accompagnamento sonoro. Negli ultimi giorni, difatti, la sezione dedicata ai videogiochi dello USA Today ha proposto un approfondimento condotto attraverso un’intervista a Kellee Santiago, presidentessa e co-fondatrice di Thatgamecompany, e Austin Wintory, compositore tanto della colonna sonora di Flower, quanto di questa di Journey.

Jenova Chen: per lui evidenti origini alto atesine

Parlare di musica e di Journey, nel 2012, può anche prescindere dal discutere di quella band degli anni ’70/’80 idolatrata da un paio di generazioni*. Può, invece, voler dire cianciare pure dell’orchestra filarmonica di Skopje, Macedonia. All’ensemble est-europeo è stata difatti affidata la performance che accompagnerà i viaggiatori all’interno del mondo di Jenova Chen. USA Today ha colto l’occasione quindi per indagare, sia sul gioco, che sull’ambiente sonoro.

In attesa di poter godere di quello che si presuppone essere come uno dei migliori titoli “scaricabili” di quest’annata, vi riproponiamo con tanta fiducia e due carriole di amore un paio di scambi dell’intervista, consigliandovi comunque di spupazzarvela tutta. Di grandi rivelazioni sul gioco Journey non ne troverete, ma fidatevi, di ciccia interessante non ne manca. Come il filmato realizzato appositamente da Sony che proponiamo proprio qua sopra.

USA Today: What is it that a real orchestra provides? Is that an unusual step for a video game to go to versus, say synthesized or electronic music?
Wintory: Well, Journey definitely contains a huge amount of electronic music, sometimes purely on its own, or (most often) accompanying a soloist or the orchestra. Electronics are just another family of instruments, alongside strings, percussion, brass, voices, etc. I am of the firm belief that music is played by people, so whether it’s a cello or an orchestra or whatever, it needs to get under the fingers of a living, breathing human. That is what endows it with its soul and gives it the chance to really make a meaningful impact on someone — especially in the case of this type of music, which is very performance-oriented by nature already. I feel incredibly fortunate that the producers at Sony shared this view and agreed to fund these recordings. I am also thrilled to say that it’s become very common for games to record their scores, sometimes with truly gargantuan orchestras. It’s a really wonderful time to be a composer!

Santiago: This is our first game using live music, and I must confess that I was skeptical about the real impact it might have. We’ve gotten so used to synthesized music, and also the technology has improved greatly! I think what won everyone over from the beginning was when Austin got cellist Tina Guo to record the original theme music for the game. Her passionate cello playing in that track touched everyone, and we knew having real performers playing the instruments live would add an important layer to the experience, to help it feel more personal and genuine.

*Nota bene: per almeno due terzi della popolosa gente di One|Game|Sedano, i Journey sono all’incirca una noiosissima e inutile colata di leccatissimo nulla.

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