Il ragazzo che creò Street Fighter (e altri racconti)

Street Fighter IV: 'na robetta da nulla

Una mezzaluna dopo l’altra, è stato un attimo ritrovarsi nel 2011. Nel 2011 e circondati da una mezza infinità di picchiaduro a incontri. Che, pare strano e parrà ancora più strano, al momento attuale sono sul popolare andante. Non siamo ai livelli da copisteria universitaria del post Street Fighter II, chiaro, ma poco ci manca. Addirittura il 3DS, l’ultima delle console arrivate a far danni, vanta già una line-up bella cicciotta nella sezione “botte da orbi”: Super Street Fighter IV 3D Edition, Dead or Alive: Dimensions, Blazblue: Continuum Shift II e, appena dietro l’angolo, pure un Tekken tanto per gradire. Detto che sicuro come l’oro ci stiamo dimenticando almeno un altro paio di giochi in arrivo e/o arrivati, oseremmo affermare che sì, i picchiapicchia vanno. Quale momento migliore, quindi, per evocare il papà dei picchiapicchia tutti? Detto, fatto: quelli di 1UP sono andati a bussare alla porta di Archer MacLean e hanno provato a intervistarlo. Fallendo miseramente, purtroppo, visto che il programmatore e game designer che mise su International Karate (pure il +) per Commodore 64 era in altre faccende affaccendato. Detto tra noi, ci piacerebbe anche sapere quali. Digressioni, comunque, perché vista e considerata l’indisponibilità di MacLean, quelli della cricca di 1UP hanno ripiegato su un altro pezzo da novanta della scena dei picchiaduro, cioè Takashi Nishiyama.

Moon Patrol: chi ci ha giocato non può averlo dimenticato

Takashi Nishiyama, già, che è il presidentissimo di Dimps, team di sviluppo indipendente con base a Osaka che, nel corso degli anni, si è fatto una reputazione a botte di Sonic (la serie Rush per GBA è roba loro), di Dragon Ball Z (loro gli episodi per Play2) e, rullo di tamburi, di Street Fighter IV. Che da fuori pareva roba Capcom al 100%, quando in realtà lo era solo al 50. L’altro, di 50, era infatti venuto fuori dagli uffici di Nishiyama. Nishiyama che, sia detto per la cronaca, fino a questa notte non conosceva praticamente nessuno. Il pensiero che tutti ormai si sia capaci di identificare al volo uno come Cliff Bleszinski, o uno come David Cage, e non un Nishiyama… bof, è abbastanza da vertigini. Ma è anche vero che i primi due sono ragazzi immagine ancor prima (o subito dopo, o proprio assieme) che game designer, e quindi… Questo non toglie che hai voglia a metterli in pila i Gears of War e gli Heavy Rain, prima di raggiungere la statura di un gioco come Moon Patrol. Che chi se lo ricorda (più o meno chi è nato nei Settanta ed è cresciuto in sala giochi) adesso si starà chiedendo perché l’abbiamo tirato in ballo. La risposta è semplice semplice: Moon Patrol venne realizzato proprio da Nishiyama quando era ancora un ragazzo e lavorava in Irem. Più o meno in quello stesso periodo il Nishiyama se ne venne fuori con un’altra robetta da niente, ovvero Kung-Fu Master. Sì, quel Kung-Fu Master che era Shinobi prima di Shinobi. E che era anche Bruce-Lee dopo Bruce-Lee.

Fatal Fury, che poi in realtà sarebbe Street Fighter II

E appena dopo Kung-Fu Master per Nishiyama arrivò il momento di abbandonare Irem e saltare sul carro di Capcom. Dove, ci si tenga forti, il Nostro fabbricò un certo Street Fighter (cabinato con sei pulsanti al posto dei soliti due, di cui uno rotto, compreso). Il primo Street Fighter, sia chiaro, che è giustamente entrato nella Storia ma solo dalla porta di servizio. La stessa porta dalla quale uscì Nishiyama subito dopo, perché delle cene aziendali di Capcom già non ne poteva più e aveva voglia di altro. Di SNK, per la precisione. Già, Nishiyama finì da quelle parti giusto in tempo per suggerire l’idea Neo Geo (in versione da sala e in versione domestica) e per sviluppare una mezza idea che aveva in mente. Cioè un seguito di Street Fighter che però, per ovvie ragioni, non si sarebbe potuto chiamare Street Fighter II. Poco male, perché Fatal Fury (o “Garo Densetsu” che dir si voglia) suonava bene comunque. Ed ecco quindi che nel 1991 i Fratelli Bogard e i loro compari iniziarono a suonarsele di santa ragione. Figuratevi che non hanno ancora finito oggi, e sono passati venti anni venti. E poi anche SNK iniziò a imbarcare acqua. E così venne il momento di provare la carta indie e di fare le cose di testa sua.

Il primo Street Figher, che da qualche parte dovevamo pur farvelo vedere

Venne insomma il momento di fondare una propria compagnia, Sokiac, ben presto ristrutturata e ribattezzata come Dimps (Digital Multi-Platforms). E di Dimps, e di quello che ha sviluppato per conto di editori come Capcom e Sega, abbiamo detto in apertura. Di quello che farà da qui in avanti, invece, Nishiyama accenna e basta: l’idea è quella di non lavorare più solo e soltanto “a contratto” per altri publisher, ma di ideare roba nuova da smerciare poi sugli smartphones e sui browser infernet. E proprio per annunciare questa nuova direzione di marcia per la sua compagnia il Nishiyama ha deciso di mettere la testa fuori dal suo ufficio e di raccontarsi un po’. L’ha fatto per quelli di 1UP, per la prima volta dopo quasi quindici anni. Il minimo che si possa fare è sistemarsi comodi e godersi la chiacchierata. Anche solo per una questione di rispetto per chi, miseria boia, ancora ragazzo ci ha regalato Moon Patrol.

Il link dell’intervista a quelli di 1UP a Nishiyama.

4 commenti
  1. kenobit ha detto:

    Superpost. Bravo Magiustra.

  2. BrunoB ha detto:

    Molto bella anche l’intervista originale, in particolare qui: “This is one reason why I don’t talk to the media, actually. I’m a great admirer of Soichiro Honda, the founder of Honda Motors, who said, “The product doesn’t lie.” Working in this industry, it’s tempting to show off and talk on a grand scale. But development is background work; we work behind the scenes. So I want people to judge the product, and I accept both praise and criticism for it. It’s my policy that I let the products speak for themselves while I remain in the background. That’s why I’ve avoided the media. But the fact that I’ve been able to survive in this difficult industry amongst many people who have come and gone — that’s something that I’m very proud of.”

    Idolo!

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