Le console sono dei ragazzini. Anche la Play3

Those were the days

E chi l’avrebbe mai detto che la Play3, nel 2012, sarebbe diventata grande? Grande, sì, e quindi capace di abbandonare il profilo di “macchina di lusso” e trasformarsi, come per magia, in una console a tutto tondo. Quelle di cui andava cianciando l’Albini nel corso del Rinascimento, per intenderci, quando scrisse un editoriale fiume sul leggendario numero 17 di Zzap!. Proprio perché siamo noi, e proprio perché noi della banda di One|Game|Nespola non si aveva niente da fare, l’editoriale in questione lo trovate ribattuto carattere per carattere (più o meno) proprio qui sotto, incollato in qualche maniera. Buttateci un occhio, se avete ancora dei dubbi su cosa diavolo erano (e sono, e saranno) le console. La lezione del Wii e del DS, così come quella del Game Boy mille anni prima (o quella della Play2, in un certo senso), le menti più illuminate e/o sbilenche l’avranno ormai fatta loro: il successo, in questo settore qui, lo si porta a casa puntando verso il basso, mica per l’alto.

Giocare quando non si dovrebbe. C'è qualcosa di meglio?

Resta il fatto che quelli di Sony, dopo aver dipinto la loro macchina come una roba che quasi non ci potete credere ai giochi “oltre” che ci girano (e gli Uncharted, e i Killzone, e i Gran Turismo, e gli Heavy Rain, e i God of War… tutte robe per giocatori grandicelli o aspiranti tali) nel corso del prossimo anno/dei prossimi anni gireranno i tacchi e inizieranno a farsi amici i ragazzini, i bimbi e, in generale, i cuccioli tutti. Impressione nostra? Non sia mai. Questa nuova (nuova per modo di dire) strategia è infatti stati illustrata, a smozzichi e bocconi, da Jim Ryan. Che, sia detto per dovere di cronaca, è il boss di SCEE. Per leggervi il suo piano di battaglia non dovete far altro che mettere a fuoco questa pagina qui, che viene dal sito di PlayStation Official Magazine UK.

Do not disturb

Era anche ora, detto tra noi. Perché, diamine, non ci può mica dimenticare che i videogiochi, ancor prima che “roba nostra” (di chi è adulto e gioca) sono “roba loro” (dei pupi). Del resto ai videogiochi ci si appassiona (anche e soprattutto) da piccoli. E da piccoli è anche giusto, in un certo senso, che si affrontino sfide su misura. Il che non vuol necessariamente dire più semplici, più ovvie, più banali. Anche se il trend è questo, chiaro, seppur con delle ovvie (e, nel caso di Nintendo, anche gigantesche) eccezioni. Resta il fatto che, fino a qualche tempo fa, i videogiochi per ragazzini erano tanti e, spesso, pure ben fatti. Così a memoria basta aprire il baule dove è ritirato il Megadrive per ricordarsi non solo del Sonic, ma anche dei Quackshot e dei Mickey Mouse and the Castle of Illusion, tanto per. E basti questo esempio, a chi ha memoria del passato, per vedersi tutto il filmino fatto di mascotte più o meno improbabili (e più o meno inutili, e sia). E non solo di mascotte, perché per un bel pezzo sul grande palcoscenico dei videogiochi hanno recitato anche eroi per ragazzini. Harry Pitfall, per un sacco di motivi diversi, era decisamente più fanciullesco di un Uncharted o di un Tomb Raider. Che, come disse il Babich, “ogni generazione ha il Pitfall! che si merita” è poi un altro discorso. Ma anche no. Forse è proprio lo stesso. Anzi, quasi di sicuro.

"Ci vedi?"

Questo non toglie, comunque, che al 2012 (anche) “teen” di Play3 non si può che guardare con simpatia. E non solo perché si potrebbe portare dietro delle sorprese mica male (qui da queste parti c’è gente che firmerebbe subito per un nuovo Motor Toon GP di Polyphony al posto del prossimo Motorstorm, anche se quello per Vita…). Il fatto è che siamo curiosi di natura, e quando le cose cambiano si fanno necessariamente più interessanti. E quindi che arrivi in fretta, questo nuovo anno. Sperando che la nuova (di nuovo, per modo di dire) direzione di marcia di Sony in ambito Play3 non si riduca a un bundle con un Ratchet & Clank e un LittleBigPlanet al posto di un Killzone 3 e di un Infamous. Perché così cambierebbe poco. Quasi niente. Ma questo lo sanno pure quelli di Sony. Di conseguenza vale la pena stare attenti alle prossime campagne di marketing (con Marcus e la PSP non è che l’abbiano proprio azzeccata, anche se l’idea era palesemente la stessa). E occhi aperti per quanto riguarda novità d’area Move e/o annunci a sorpresa. PlayStation 3 potrebbe essere ormai sul punto di diventare grande. E grandi si diventa, pare, quando si smette di sgomitare per farsi riconoscere come tali. Che poi, in un certo senso, era quello che diceva l’Albini del 1987. O forse no. Anzi, molto probabilmente no.

IL RITORNO DELLE CONSOLLE (Riccardo Albini, Zzap! numero 17, novembre 1987)

“Tre nuove consolle stanno facendo la loro comparsa nei negozi, giusto in tempo per partecipare alla grande caccia al regalo natalizia. Quelli come noi che avevano detto che le consolle sarebbero state spazzate via per sempre dall’arrivo dell’home computer, più versatile e completo, sono sorpresi da questa resurrezione. È vero che gli home computer, quali il C64 o lo Spectrum furono (e sono ancora) acquistati principalmente per farci girare programmi gioco. Ciò nonostante erano dei veri computer, poiché avevano una tastiera, un basic incorporato e della memoria RAM: potevano essere programmati e usati per compiti più seri come il trattare testi, l’archiviare dati, il fare musica, l’eseguire calcoli più o meno complessi. Le consolle invece non erano programmabili né utilizzabili in altro modo: ci si poteva solo giocare. Ma se tre case come l’Atari, la Nintendo e la Sega si sono messe di nuovo a vendere consolle, vuol dire che una richiesta c’è. O sono forse impazzite tutte e tre contemporaneamente? In effetti un vantaggio ce l’hanno: le consolle sono meno complicate. Per i bambini piccoli, ad esempio, sono più facili da usare del computer. Per i teenagers e gli adulti a cui piacciono i giochi elettronici, ma rifuggono la complessità d’uso dei computer, un sistema inserisci-la-cartuccia-e-gioca è certamente più pratico e immediato. Ovviamente, anche i giochi sono più immediati da giocare, meno astrusi e/o complessi. Ma come sempre succede, l’improvvisa apparizione delle consolle riflette un reale cambiamento tecnologico. L’elite degli appassionati di computer sta, lentamente ma inesorabilmente, passando dai computer a 8 bit quali Spectrum, C64, MSX ai nuovi e sofisticati modelli a 16 bit, quali Amiga e Atari ST. A loro volta anche le consolle sono cresciute, passando dai 4 bit originali agli 8 attuali e mettendosi quindi alla pari con gli home computer “pre-68000”. Le consolle non sono più quindi i “parenti poveri”. Tutti e tre i modelli offrono una qualità grafica e una giocabilità simile se non superiore a quella, per fare un raffronto, del C64. Sono quindi concorrenziali con i computer a 8 bit e possono lottare per una fetta del mercato di massa dei giochi elettronici. Su una cosa, però, non sono in grado (e chissà mai se lo saranno) di competere con i computer a 8 bit, e cioè sul terreno della varietà e disponibilità di software. L’unico attuale vantaggio è il prezzo, ma basterebbe che la Commodore decidesse di portare il prezzo del C64 al livello di quello delle consolle, per vanificarlo immediatamente. In realtà sia il marketing che il mercato sono differenti. Le consolle non sono destinate a mettersi in concorrenza con i computer. Sono prodotti di grande consumo – indirizzati a tutta la famiglia – da vendere nei negozi di giocattoli, nei grandi magazzini, magari anche negli autogrill. Soprattutto, le consolle sono destinate ad acquirenti che non hanno nessuna intenzione di imparare a usare un computer. Tutto sta nel vedere se questi acquirenti esistono”

1 commento
  1. NickZip ha detto:

    Effettivamente con l’era playstation mi pare che i videogiochi si siano iniziati a vendere anche negli autogrill… :D

    Per ps3: boh, credo che una deriva più fanciullesca (a patto di non trascurare le IP 15+) male non possa fare…

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