Spot: l’anteprima di Max Payne 3

“Everything has chains, absoultely nothing changes”, diceva il surfista di San Diego con l’hobby della musica. Non serviva una citazione così per dire quello che stiamo per dire, ovvero che gira e rigira, finiamo sempre a fare gli stessi discorso. Potevamo usare anche Vico, certo, coi suoi corsi, ma allora sì che saremmo scaduti nel peggior luogo comune.

Non che non sia vero, comunque, che anche il “giornalismo videoludico” (ci sono le virgolette, mostrate un po’ di pietà e comprensione) si parla addosso all’incirca sempre nello stesso modo. Per fare un esempio: un paio di giorni addietro Johnny Cullen di VG247.co.uk ha speso del tempo per spiegare, tramite l’equivalente di un editoriale, che le software house ci tengono a far soldi e che distribuiscono le informazioni relative ai loro giochi in maniera da generare interesse e scoraggiare valutazioni negative. Incredibile no? Ci volevano ‘sti 10.000 caratteri per spiegare all’omino della strada che le prenotazioni sono il passatempo preferito di EA, Activision, Ubisoft, Capcom e via andando, così come lo è la musica per quell’Eddie là in alto? Evidentemente…

Il discorso è però più interessante quando si devia un millimetro dal sentiero principale e ci si ferma a riflettere sui metodi sfruttati dai publisher per gestire cosa, come e quanto verrà scritto del loro gioco. Anche complice il proliferare ingestibile di siti e blog dedicati ai videogiochi, quella che un tempo era critica in mano a, relativamente, poche persone, ormai è diffusa ovunque. Anzi, diffusa in chiunque. Come in ogni altra porzione dell’entertainment eh, figurarsi (cinema, musica, e via andando).
Allora ecco che il bravo publisher pensa a tutta questa gente che lo fa a tempo perso o meno, a tutta questa gente che si trova di fronte una tastiera e non sa bene come si usa e allora magari Rockstar arriva e ti prepara una serie di mini-featurette dedicate al suo Max Payne. In cui, fondamentalmente, detta un po’ a tutti cosa scrivere. Anche quando si tratta di roba vista e rivista sei miliardi di volte tipo:

“Le animazioni permettono a Max Payne di modificare direzione in maniera fluida e realistica”
“[i nemici compiono] azioni come la ricerca di copertura o la reazione al fuoco”

Niente di male eh. Rockstar, anzi, fa solo che bene: primo perché quel che si vede di Max Payne 3 è promettente, secondo perché a lei fa e deve far gioco spingere tizio e caio a scrivere sotto dettatura. D’altronde e non per nulla il primo “cartello” che compare al termine del video (che abbiamo messo in apertura, per sicurezza) è: “prenota ora”.

Insomma, che diavolo si voleva dire con questo piccolo rigurgito di bile in pieno stile One|Game|Shot? Nulla, ma i fatti ci cosano. E i fatti sono attorno a voi, in tutti i posti e posticini in cui andate a leggere di videogiochi. Perché quando ci si tramuta solo in casse di risonanza per gli uffici stampa…

 

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