Auguri Shigeru: leggi ‘ste lettere però

Miyamoto è ancora capace di mettersi giù da gran minchione, bravo Shige!

Come ogni anno che il buon Capo tra i cieli gli manda in terra, anche questa volta il 16 novembre si festeggia il compleanno di Shigeru Miyamoto. Che è il creativo tra i creativi, il game designer tra i game designer, e via andando di questo passo. Di candeline ne spegne 59 e non staremo certo qui a spiegarvi noi per la duemillesima volta che a Miyamoto piace arrivare nella stanzetta dei bottoni di Gioco Nintendo A Caso e dire che tutta quella porzione lì va rifatta da capo. No dai, ci sono un tot di libri in giro e una marea di articoli. Vogliamo, piuttosto, rendere merito all’indiscusso leader carismatico (e non solo) di Nintendo in due modi: il primo, comprando Super Mario 3D Land dopodomani, perché sia al sottoscritto che al magiustra piace un bel po’… il secondo, indirizzando in quel di Kyoto ben due lettere. Non una, esatto, ma due: la prima è dedicata al Miyamoto che è stato fino a qui e la verga con capace penna e profumato calamaio il magiustra di cui sopra; la seconda è invece dedicata al futuro Shigeru e a quello che farà nei prossimi anni (o almeno mesi) ed è curata e rifinita negli errori grammaticali da Zave (me, okei). Buona lettura e, se vi gira, lasciate la vostra lettera o i vostri auguri nei commenti!

…e non pensare al cubo

Caro Shigeru,
ti scrivo per farti gli auguri, visto che oggi compi 59 anni. E ti scrivo anche per ringraziarti. Perché, diciamocelo, con i tuoi videogiochi sei riuscito a divertirmi, a stupirmi, a regalarmi due o tre bauli di emozioni varie ed eventuali. Sono bauli che tengo nella scatola cranica. E non in un angolo buio e nascosto. Anzi. Sono proprio al centro, anche se abbandonati in mezzo a tutto il disordine che da quelle parti regna sovrano. Come è giusto che sia, del resto. Non mi è ancora venuta la voglia, o forse non ho ancora sentito la necessità, di dare una sistemata lì dentro. E forse nemmeno mi verrà mai. Digressioni, comunque. Ma solo fino a un certo punto. Perché a qualcuno piace pensare che nella tua, di testa, siano affollati in maniera caotica e confusionaria idraulici cicciottelli, volpi spaziali, fragilissimi semini antropomorfi. E, ancora, principesse in pericolo (quante, Shigeru, quante!), ragazzini sottili impegnati in avventure più grandi di loro, strane marionette senza braccia e senza gambe. E posti. Tanti posti. La mia (posso dirlo, visto che la sento tale?) Hyrule verde pistacchio e bianco crema. Quel folle parco dei divertimenti che è il Regno dei Funghi. Ci metto pure l’isola Wuhu, quella di Wii Sports Resort. Che è un posticino meno magico del regno di Hyrule, e sia, ma che è pur sempre uno di quei “non luoghi” dove trascorrerei volentieri il resto della vita. Passerei il tempo a giocare a Ping Pong contro Batman e a sfidare Charlie Brown giù al bowling, probabilmente. Tartarughe volanti, Fuliggini che sembrano scappate da un film di Miyazaki, gorilla incravattati, astronavicelle velocissime… c’è di tutto e di più, nel tuo testone. Così su due piedi viene quasi da invidiare questa chiassosa fantasia ultrafanciullesca, quella (romanzata, mitizzata, fantastica per l’appunto) che di solito si associa ai bambini e ai ragazzini. Quella che li porta a disegnare i dinosauri con le pistole laser tra le zampe, per intenderci. E quella che ti ha portato a “disegnare” un tubarolo (ex falegname) capace di prendere un lucertolone gigante per la coda e di lanciarlo lontano lontano. Ma dietro a questo gioioso carnevale c’è del metodo. Chi ti segue da tempo ha imparato, un passetto alla volta, a riconoscere una logica quasi “meccanica” nei tuoi giochi. Vestita a festa, certo, e camuffata da baffoni, cappucci verdi e tutte cose. Probabile che questa logica meccanica sia legata ai tuoi studi universitari, incentrati sul design industriale (o una roba del genere). E allora ecco che la forma dipende dalla funzione. Ed ecco quindi che Mario ha i baffi non perché gli stavano bene, ma perché gli sprite su NES si potevano fare con quei pixel lì. Ecco che i koopa che è sconsigliato prendere a sederate hanno delle punte grosse così sul loro guscio. I giocatori lo capiscono da soli che è meglio evitarle piuttosto che no. Ed ecco anche che i primi secondi di Super Mario Bros. sono quello che sono mica perché la Musa te li ha suggeriti così, ma perché dovevano essere così per motivi logici. E quindi estro & fantasia, nella tua testa, ma anche precisione & rigore. La prima e unica volta che ti ho incontrato, questa primavera nel quartier generale di Nintendo a Kyoto, mi sei sembrato… lontano? Lontano, sì. Disponibile, “giocoso”, divertente… ma anche lontano. E vai a sapere se la distanza era solo “roba mia”, che quasi non ho osato avvicinarmi di più o se, molto più probabilmente, era solo la distanza giusta tra uno scribacchino random e uno dei Giganti del game design. Vai a saperlo. Quello che è certo è che non mi è nemmeno passata per la testa il pensiero di richiamarti qui, di riportarti “giù”. Magari eri sul punto di venirtene fuori con l’idea della vita, il tuo personalissimo Cubo di Rubik. Che ancora oggi ti scazza che non sia venuto in mente a te, quel cubo. Non me lo sarei perdonato. E mica solo per una questione di rispetto, sia chiaro. No, no. Il fatto è che quell’idea la stavi rincorrendo per poi darla a me e a quelli come me. La regola base dell’intrattenimento, questa. I giochi che hai ideato, Shigeru, li hai fatti per noi ancor prima che per te. Grazie, quindi. E auguri.

Magiustra

Che lavoro, con Wii U!

Bella Shigeru,
posso dirti “bella”, Shigeru? Tanto tu che ne sai, mica che per sbaglio conosci l’italiano e tantomeno le espressioni sfortunate. Quando finalmente qualcuno si prenderà la briga di consegnarti questa lettera, perfettamente riadattata al giapponese, quel “bella” sarà scomparso. E la lettera, ne sono certo, finirà su di un mucchio di altre missive, consegnate in maniera non troppo dissimile da quanto succedeva durante le trasmissioni televisive per bambini di venti anni fa (e più): sacconi di iuta che vomitano buste ciancicate. Perché non avrai mica tempo di leggere tutto quanto, anche solo per quella precedente del Magiustra dovresti ritagliarti un intervallo che non puoi permetterti. E sai perché? Certo che lo sai, perché hai troppe testate da tirare contro uno spigolo per risolvere i dubbi strutturali e concettuali che ancora attanagliano il progetto Wii U.
Ma ne uscirai da vincitore, così come uscirà vincitrice Nintendo. Per un semplice calcolo di grandi probabilità: ultimamente di mezzi passi falsi ne avete fatti troppi. E lo sai tu, e lo sa Iwata e lo sa pure Konno secondo me, che non è proprio il più frizzante e sveglio tra quelli che ti girano attorno (talentuoso? Sicuro che lo è, mica ho detto nulla a riguardo!). Quindi grazie: grazie perché state per mettere in piedi una generazione che finalmente tornerà a farmi accendere spesso e soprattutto volentieri una console da salotto Nintendo. Da salotto (lei) e da divano (lui, il nuovo controller).
Ben fatto, oltretutto: scegliere di appoggiarsi a risorse non solo esterne a Nintendo dal punto di vista legal/societario, ma anche e in particolar modo concettuale, è stata l’unica via sensata per dare lustro all’anima che deve, per forza di cose, muovere Wii U. Che è l’infrastruttura online. Funziona bene, ha quasi tutto quello che avrei osato chiedere e, diciamolo, finalmente permette anche a voi di ridere dietro al totale fallimento (sotto questa ottica) del vecchio Wii. Aver capito per tempo, cioé prima di un disastroso scivolone non solo in borsa, ma più che altro nel cuore degli appassionati, che Wii U non poteva essere solo la console “di Nintendo, con la sola filosofia Nintendo”, si è rivelato fondamentale. Fondamentale per sopravvivere.
Non è nelle vostre corde inseguire la socialità con gli sconosciuti a tutti i costi, ma è cosa del resto del mondo che videogioca. Che non vuol dire passare ore a ciancicare con un ragazzino pirla tedesco, ma avere la possibilità di farlo, volendo. Poi tu ci hai messo la zampa, garantito, altrimenti quella sinuosa (e per qualcuno stucchevole, povero lui) presentazione grafica e ideale dell’interfaccia di Wii U, non sarebbe stata tale. Una mano da EA va bene, ma mica che arrivano ‘sti americani e rendono Wii U un Xbox “vorrei e forse posso”. No.
Grazie e complimenti anche per come hai invertito il trend delle produzioni interne. Sicuro, sono stati anni complicati quelli di Wii e DS. Ti sei ritrovato a dover supervisionare un sistema che doveva sviluppare titoli come quelli che tanto ti sei dato da fare perché trovassero un posto nel mondo (Mario, Zelda e via andando), ma anche software pensato per chi voleva Brain Training, poi Wii Fit, poi Nintendogs… non è stato facile, non eravate pronti. E tutti a chiedere al povero Miyamoto.
L’idea di lanciare praticamente in contemporanea con Wii U anche un Pikmin 3 fatto di classe antica e risorse nuove, è stata azzeccata in maniera non troppo dissimile da quella che ha portato Luigi’s Mansion nei negozi nel day one del GameCube.
Complimenti ancora: da anni avevi capito che serviva delegare, non solo per quanto riguardava la produzione e ideazione di un Super Mario o di uno Zelda, ma anche per quanto riguarda lo sviluppo in toto. Con quegli accordi con Sega, Namco e quanti altri nella prima metà dello scorso decennio. Tendenza che finalmente sta dando ottimi frutti: dentro Mario Kart 7 c’è un bel pezzo di Retro Studios, in tutti questi nuovi ritorni e nuovi arrivi c’è la Nintendo che ha capito finalmente il mercato che ha di fronte. Che è globale per davvero. Hai fatto di Wii U un gran bel pezzo di piattaforma da gioco, che ha dentro la vecchia Nintendo e finalmente la nuova Nintendo. Certo, avrei preferito godermi un’idea di gioco basata su un tuo nuovo personaggio e mondo, che è differente dai vari Wii Music (comunque l’ho apprezzato, ma avrai ben capito che intendevo). Ma vabbé, arriverà.
Auguri allora, Signor Miyamoto, hai dimostrato di voler ancora una volta spingere un po’ più in avanti l’azienda che ti versa l’obolo a fine mese. Ammettendo qualche errore, introducendo e innovando là dove nessuno credeva sarebbe stato possibile innovare. E i problemi che ancora affliggono parzialmente questa nuova console… be’, li risolverai nei prossimi 59 anni. Con i prossimi quindici hardware marchiati Nintendo.

Zave

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