Oggi (forse) nei negozi: Cave Story 3D

Dicono tutti che Cave Story abbia una trama da leccarsi le mani. Dicono

Mentre il mondo 3DS si concentra sulle recensioni di Super Mario 3D Land, che da ieri sera hanno iniziato a comparire sulle homepage dei siti statunitensi, l’attenzione di chi scrive è tutta per Cave Story 3D, da oggi disponibile in Europa. E anche lui, come avrete intuito, è destinato al pubblico che si è portato a casa un Nintendo 3DS in questi suoi primi mesi di vita. Proprio il sottoscritto, oltretutto, è il cliente che Nicalis cercava quando ha concepito questa conversione: un giocatore interessato a un titolo tutto piattaforme, dal gusto classico, ma voglioso di esplorare le possibilità offerte dal display 3D e, soprattutto, uno che non si è mai preso la briga di sedersi di fronte all’originale Cave Story. Gioco che, lo ricordiamo, è disponibile in forma legittimamente gratuita per PC da oltre sette anni (2004), nonché in edizione arricchita per Wii(Ware) e iOS da svariati mesi. E invece nulla, perché sarà anche vero che il gioco viene pubblicato oggi nel Vecchio Continente, ma dopo una veloce visita a tre differenti catene/rivenditori/grandi distributori della ricca (?) Milano, me ne sono tornato a casa con una gran dose di pive nel sacco. “Sì, esce oggi, ma non ci arriva”, dicono. Non nel senso che non arriva oggi, ma nel senso che non arriva proprio. Probabilmente perché l’appeal è ridotto e il periodo troppo carico di uscite di richiamo per sprecare spazio, tempo e forse pure soldi.

La situazione mi porta a confrontare il vecchio mondo dei rivenditori di videogiochi con l’attuale situazione delle sale cinematografiche, tutte gigantesche, tutte multiqualcosa, tutte pronte a offrire i soliti sei o sette film. E quelle piccole, quelle che fanno selezione, giù a leccare il pavimento dalla disperazione, dopo aver serrato i battenti. Intendiamoci, il confronto è una reale cretinata, perché la realtà “indie” dei videogiochi esiste, ma non può per forza di cose passare per il negozio con la vetrina e la cassa, l’indie passa dal download digitale. Questo non toglie che Cave Story 3D, da queste parti, pare destinato a non arrivare e non è il primo e non sarà l’ultimo, tra i giochi “minori” a venir snobbato. Che poi, figuriamoci, è la legge della domanda e dell’offerta, peraltro argomentata egregiamente dal mio amico Pelle qualche anno fa. Ora ve la faccio rispiegare per bene.

Imparata la solfa? Torniamo a Cave Story 3D, ché oltretutto è anche un progetto piuttosto interessante al di là dei suoi semplici meriti come videogioco. Come anticipato sopra Cave Story 3D è il remake di un gioco che più amatoriale non si potrebbe: realizzato da un singolo eroe in cinque lunghi anni di fatiche, Daysuke “Pixel” Amaya, Cave Story è uno di quei giochi che fingono di essere vecchi e invece sono solo profumati d’antico. Un gioco di piattaforme che succhia potenza e risorse da un ipotetico NES vitaminizzato. E cosa gli succede? Succede che il successo (pardon) è tale da permettergli il salto nel mondo dei giochi “veri”, quelli con un prezzo attaccato in fondo. Arriva quindi su WiiWare, arriva in ambito iOS e, solo ora, arriva anche e per la prima volta sugli scaffali di un negozio. Certo, ci arriva ipoteticamente come abbiamo visto in apertura, ma questo è un problema tutto locale e che quindi mettiamo da parte.

Più interessante soffermarsi sull’eventuale successo dell’effetto 3D consegnato dal 3DS, che porterebbe con sé più di una conseguenza, in parte già tramutatasi in realtà. Come ogni evoluzione/piccola rivoluzione che l’ha preceduta, in ambito squisitamente videogiocoso, anche un’espansione significativa del parco macchine installato del 3DS corrisponderebbe a una relativa ondata di remake e conversioni. Nintendo naturalmente lo sa, perché è da un paio di generazioni buone che dimostra di sapere come mettere a reddito giochi di mezzo secolo fa: prima con le riedizioni per Game Boy Advance, poi con le conversioni su DS, quindi con la Virtual Console del Wii, infine attraverso la mini collana “New Play Control” sempre destinata al mondo Wii. Ora ricomincia da capo con il 3DS, che in pochi mesi ha già potuto contare su due splendidi remale: Zelda: Ocarina of Time e StarFox 64. Per tacer della virtual console che riporta in vita la libreria Game Boy e Game Boy Color. Per tacerissimo dei Classics 3D che riportano in vita, a volte, un sacco di carne morta (vedi alla voce Urban Champion).

Nicalis ha rivisto completamente lo stile grafico del gioco originale

Cave Story 3D, come Ocarina e StarFox, prova a sfruttare una nuova risorsa per darsi nuovo lustro. Come succedeva quando la novità era l’altro 3D, quello dei motori 3D e delle prime texture degne di nota. E per quanto tutti, oggi, si stiano affrettando ad affossare il 3D, con la stessa convinzione con cui un paio d’anni fa provavano a imporlo al mondo del cinema, forse proprio la “leggerezza” del 3DS (ovvero l’offrire il servizio senza richiedere occhialini e roba simile) potrebbe garantire al 3D un senso e un futuro. E quindi, di rimando, garantire a un sacco di giochi una seconda vita. Poi, ovviamente, bisogna vedere se ‘sti benedetti giochi saranno reperibili da qualche parte, io ho risolto come farebbe qualsiasi essere umano senziente nel 2011: l’ho ordinato sul sito web di un noto negozio online.

1 commento
  1. Passo di qui per rilanciare con questo filmato qui:

    Se volete “conoscere” Pixel (il tizio che ha sviluppato, solo soletto, la versione originale per PC) e magari buttare un occhio a Kyoto, fatevi questi cinque minuti di cultura del videogioco.

    Tra l’altro la scena dove Tyrone Rodriguez (producer di Nicalis) e Pixel camminano per strada mi ha riportato alla memoria una scena simile con Henk Rogers (quello che adesso è il gigapresidente della Tetris Company) e Alexey Pajitnov a spasso per Mosca, tremila anni fa. Lo trovate in questo documentario qui, diviso in sei puntate da dieci minuti.

    Se vi interessa la storia dei videogiochi, dovete vederlo per forza. Curioso, divertente e spaventoso al tempo stesso. Fab.

    R.

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