Sonic Generations parte dalle piccole cose

Metal Sonic non ascolta i Vomitus, ma dà fastidio come ogni boss di un Sonic in 3D

Disclaimer: oggi non pubblichiamo alcuna “notizia del giorno”, perché non ne abbiamo viste di degne. Gears of War 3 che ti fa pagare per roba che c’è sul disco? Già visto, già discusso, noiosissimo. Un episodio di Alan Wake solo in digitale? Vecchia. Generici aggiornamenti sui giochi di prossima uscita? Ecco, si parla fondamentalmente di questa roba. Che non è mica un male, d’altronde è il periodo dell’anno in cui, più che discutere, si gioca. Però di notizie vere non ne abbiamo viste e quindi, senza troppa vergogna, ripubblichiamo anche da questa parte un post dedicato a Sonic Generations (da oggi nei negozi) scritto in origine da Zave per altro lido. Consideratela una non-notizia bonus.


Quello che non ti aspetti da un gioco di Sonic è la cura per i dettagli, che è poi, invece, il singolo motivo per cui la prima sessione a Sonic Generations si è rivelata tanto soddisfacente. Almeno fino ai dieci minuti che hanno preceduto lo spegnimento dell’Xbox 360, perché era notte fonda, ma anche perché, come sempre, era arrivato il primo scivolone del Sonic Team. O come si fanno chiamare adesso.

La cura nei dettagli si manifesta non tanto nel filmato introduttivo che arriva solo al termine del primo atto nella Green Hill Zone ed è compresso in maniera ignobile (Xbox 360), tanto che un po’ sconsolato mi sono anche lamentato di dover ancora ritrovarmi a giocare a una roba Wii con puranco i filmati coi quadrettoni… prima di realizzare che avevo il controller di Microsoft tra le mani. No, il filmato non c’entra, anzi. Quel che funziona è invece in primis il design delle tre zone visitate, che poi costituiscono il primo blocco di gioco, al termine del quale c’è lo scontro con Robotnick che ha portato al giusto sonno e a un po’ di disprezzo finale.

Dalla colonna sonora composta da deliziosi riarrangiamenti dei temi classici (tutti e tre splendidamente riusciti), ai piccoli extra da sbloccare raccogliendo qua e là gli appositi emblemi, passando per l’hub in bianco e nero che va colorandosi e senza dimenticare la divertente e finalmente azzeccata caratterizzazione del vecchio Sonic. Certo, “così è facile” direte voi, quando ci si può bellamente disinteressare della necessità di creare un Sonic che sia egualmente rispettoso del suo passato e del suo presente, puntando invece a due differenti modelli… allora viene tutto più comodo. Ed è assolutamente vero, ma comunque, su schermo, tutto ha il suo bel senso.

Ha il suo bel senso anche il level design dei primi atti, e spiego velocemente per chi non ha seguito la vicenda Sonic Generations: ogni zona è composta da due atti, il primo vede impegnato il vecchio Sonic un po’ panzotto e un po’ barzotto in un mondo inquadrato con le regole dei vecchi giochi di piattaforme 2D, il secondo atto è invece dedicato alle corse un po’ fuckyeah giovani e un po’ sconclusionate (ma poco, per ora) del nuovo Sonic in 3D. Quello che conosciamo da Sonic Unleashed in avanti, fondamentalmente. Ecco, i primi atti della Green Hill Zone, della Chemical Plant Zone e della Sky Sanctuary Zone* sono tutti divertenti, moderatamente ampi e ben congegnati. D’altronde la buona vena era già stata messa a frutto nel recente Sonic the Hedgehog 4 Ep. 1, molto più che in quella mezza cosa strana di Sonic Colours (che forse prima o poi finirò, ma che non m’è mica piaciuto). Son tanto ben fatti che Sky Sanctuary è un’esperienza di gioco molto più appagante oggi di quanto non lo fosse diciassette anni fa, ma di un bel pezzo.

I dettagli sono, poi, nel jingle dell’invincibilità tornato quello storico del 1991, nelle due battute di Tails che sostiene di non ricordarsi di questa Green Hill, ma di provare un certo fastidio di fronte alle mefitiche acque della Chemical Plant. E se si finisce per apprezzare una o due righe di dialogo in un gioco di Sonic, vuol dire che proprio qualcosa è cambiato. Non è cambiato, purtroppo, l’approccio del team di sviluppo ai boss: sia l’incontro con Metal Sonic che la prima sfida lanciata a Eggman sono momenti di gioco confusi, imprecisi e tutt’altro che divertenti. Tanto per non cambiare, appunto.

1 commento
  1. Pingback: Anonimo

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