Gaudemus igitur: Ni no Kuni in Europa

Ni no Kuni vale un po' di volte un qualsiasi Gears of War 3. O no?

Leggenda vuole che Shigeru Miyamoto, il papà di Donkey Kong, abbia cercato per anni e anni di tirar dentro al mondo dei videogiochini Mastro Miyazaki. Mastro Miyazaki, sì, il Geppetto dei cartoni animati giapponesi. Quello che risponde “fate tutto a mano, anche quando usate il computer” a chi gli chiede il segreto dei Totori, dei Castelli Erranti e, magari, pure quello del Porco Rosso. Mica ci è riuscito, a convincerlo. E dire che, sempre secondo la leggenda, i due si conoscono pure. Ma a Miyazaki i videogiochi piacciono pochino e, quindi, ti tocca mettere su degli occhialoni con delle lenti speciali (e virate al rosa) per riconoscere un po’ dello stile dello Studio Ghibli nei passatempi elettronici che vengono fuori dalle fabbriche giapponesi.

Hayao Miyazaki

Ti pare di intravederlo in The Wind Waker, magari dalle parti del Forest Haven. Ti sembra di notarlo nei musi dei mostriciattoli di un Dragon Quest (soprattutto se non sai che invece è roba di Toriyama e della sua banda). Te lo immagini, insomma, perché non c’è e non c’è mai stato. Tutto questo fino a quando alla porta dello Studio Ghibli non si è presentato Akihiro Hino, padre e padrone di Level-5 tutta. Quella Level-5 che, fondata nel 1998, ha iniziato ben presto a fare vendemmia e a portarsi a casa un bottino mica male. Che vi interessino di più gli applausi della stampa specializzata, le pere di Metacritic o le monetine sonanti, il risultato non cambia. Tra un Dragon Quest (VIII, IX, sempre roba loro) e un Professor Layton, passando per gli Inazuma Eleven di Zeman, Hino e i suoi hanno tirato su un mezzo impero. E sono diventati anche un modello da seguire, se è vero (come è vero) che è quello che vogliono diventare Suda 51 e i suoi compari di merende di Grasshopper. Vorrebbero diventare Level-5, quindi una software house che pare quasi una boutique, piuttosto che Capcom che sembra invece la Fiat dei tempi nostri. Questione di dimensioni. Di stile. Di gittata. Magari anche di focus. Perché i giochi di Level-5 li si può quasi riconoscere a naso.

Akihiro Nino

Vai a sapere come ha fatto Hino a farsi aprire il portone della bottega dello Studio Ghibli. Resta il fatto che ci è riuscito. E che è pure riuscito a convincere Mastro Miyazaki a mettere la sua firma in calce a un videogioco. Un videogioco per DS (prima) e per PS3 (poi) intitolato Ni no Kuni. La versione DS è stata pubblicata nel dicembre del 2009, solo in Giappone. A novembre, invece, arriverà quella per PS3. Ma solo in Giappone. O, almeno, così sembrava fino a ieri. Perché ieri Hino ha dato una scrollata al suo albero di nespole e sono venute giù abbastanza notizie curiose (perché un gioco come questo è da catalogare alla voce “curiosità”, mica “blockbuster annunciati”) da farci una marmellata. E una di queste nespole è quella che vuole Ni no Kuni in Europa e negli Stati Uniti d’America, impreziosito del sottotitolo Wrath of the White Witch. E chi se lo aspettava?

E, soprattutto, chi se lo aspettava che a trascinarlo da questa parte del pianeta fossero i tizi di Namco Bandai? Che, pare, non si occuperanno della localizzazione (la comunità otaku/hardcore tirò un sospiro di sollievo), ma solo della distribuzione e, forse, del marketing. Ci sarebbe da alzare i calici di chinotto, a questo punto, ma i più sofisticati Sommelier del Videogioco ben sanno che Ni no Kuni non è solo un videogioco. O, meglio, non è solo un dischetto o una cartuccia. Ma proprio per niente. Ni no Kuni è anche un librone gigante pieno zeppo di incantesimi e rune magiche, tutte da ridisegnare su schermo come piccoli amanuensi. Ecco, pare che il librone, che già per quanto riguarda il Giappone è destinato ad essere infilato solo in un certo e limitato numero di confezioni dell’edizione PS3 (probabilmente in quelle destinate a chi avrà l’ardire e le palanche per azzardare una prenotazione con il giusto anticipo) qui da noi possa, come per magilla, trasformarsi in un anonimo tomo digitale. Non è ancora ufficiale, la cosa, quindi il consiglio è di aspettare ancora un attimo prima di iniziare a guardare con rinnovato interesse le lamette del rasoio buono.

Per ora, quindi, che si celebri l’annuncio ufficiale della pubblicazione di Ni no Kuni pure da noi. Un GdR classico ma non troppo, progettato da Level-5 e impreziosito dalle matite colorate dello Studio Ghibli di Miyazaki. Con buona pace di Miyamoto, che ancora si starà chiedendo come abbia fatto Hino a tirar dentro Mastro Geppetto.

7 commenti
  1. Salvatore Riggio ha detto:

    Ni no Kuni vale un po’ di volte un qualsiasi Gears of War 3. O no?

    parere personale…a me pare di si

  2. Zaru ha detto:

    Vorrei ricordare, ad onor del vero, che non è la prima volta che Studio Ghibli viene inserita a calci in un videogioco, seppur non ufficialmente:
    Jade Cocoon su psone http://it.wikipedia.org/wiki/Jade_Cocoon
    Wonder Project su SNES (e quindi Nintendo già c’era riuscita, a suo modo ;) ) http://en.wikipedia.org/wiki/Wonder_Project_J:_Kikai_no_Sh%C5%8Dnen_P%C4%ABno
    e il suo seguito su Nintendo 64 http://en.wikipedia.org/wiki/Wonder_Project_J2:_Koruro_no_Mori_no_Josette

    sono alcuni degli esempi più lampanti. Di certo, la rinnovata notorietà del regista qui in occidente riuscirà, da sola, a trainare un buon numero di copie al pubblico. Ora la vera domanda è: Gualtiero Cannarsi riuscirà a mettere la mani anche su questo? :D

  3. Ottimo Zaru, grazie per gli assist. Un po’ lunghi, ma ottimi comunque. E complimenti per la memoria storica (la mia è andata bruciata dalle parti di Piazza Drago a Jesolo, qualche anno fa) :/

    R.

  4. In questa generazione possono tranquillamente convivere sia Ni no Kuni sia Gears of War 3, a riprova che questa è la miglior generazione console di sempre.

    Comunque non mi sembra che in questo caso lo Studio Ghibli sia stato inserito a calci, tanto più che gli altri giochi citati non riportano il marchio Ghibli e non vengono elencati nella pagina Wiki alla voce videogiochi: http://en.wikipedia.org/wiki/Studio_Ghibli#Video_games

    Quindi direi che il mondo oggi è davvero un po’ più bello e la tristezza dei commenti non è minimamente giustificata. Evviva!

  5. PS: saluto Gualtiero e gli faccio i miei complimenti per l’ottimo lavoro.

  6. Zave ha detto:

    Aggiunto il trailer che è proprio caruccio, dai. Bellino.

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