Wizorb e le (false) aspettative deluse

Wizorb ha deluso alcuni critici. Colpa sua o colpa loro?

Wizorb è, secondo il sottoscritto, un giochino meraviglioso. È stato realizzato dal team canadese Tribute Games, fondato da una manciata di veterani dell’industria dei videogiochi riunitisi sotto la nuova etichetta indipendente in questione, e rappresenta tanto una rinfrescante revisione dei canoni di Breakout, quanto una vera opera d’amore. Wizorb trasuda una notevole cura per i dettagli da tutti i pori (ammesso e non concesso che un videogioco possa avere dei pori), e incanta sin dal primo istante grazie a una veste grafica che rimanda ai bei tempi che furono, ma non per questo rinuncia a sottigliezze più moderne. Lo stesso vale per l’ossatura del gioco, d’altro canto: è possibile, per esempio, prodursi in utilissimi attacchi speciali che dipendono a loro volta dalle ormai immancabili riserve di ‘mana’ (un caposaldo dei giochi di ambientazione fantasy), e tra una sessione di demolizione di mattoncini e l’altra si può ciarlare allegramente con gli abitanti del mondo fittizio in cui Wizorb è ambientato. Queste sezioni ricordano da vicino gli RPG dell’epoca d’oro delle console a 16 bit e non si limitano a consentire il chiacchiericcio, ma permettono anche di impegnarsi per soddisfare le richieste del popolo. Ed è qui che arriva l’inghippo.

Molti recensori si sono infatti lamentati della componente ruolistica di Wizorb, definendola limitata, elementare, scadente e, in un certo senso, fuorviante. A quanto pare, in pratica, erano in molti ad aspettarsi un vero e proprio gioco di ruolo di stampo classico, con l’aggiunta di sezioni in stile Arkanoid perfettamente amalgamate con il resto del gioco. Ma Wizorb non ha mai voluto essere un RPG. Gli sviluppatori hanno effettivamente pubblicizzato con una certa insistenza le chiacchierate con i personaggi secondari, lo sviluppo del protagonista che fa le veci della ‘racchetta’ e la varietà offerta dai summenzionati attacchi speciali e dalla presenza di boss di ispirazione chiaramente ruolistica, ma ciò non toglie che Wizorb sia nato e cresciuto come un’evoluzione di Breakout. E, se visto in tali termini, funziona benissimo.

La tiepida accoglienza generalmente riservata a Wizorb dalla stampa specializzata, quindi, è figlia in parti eguali dell’apparente scarsa attitudine degli sviluppatori alle pratiche commerciali e di marketing, e dell’interpretazione non del tutto corretta da parte dei giornalisti del settore delle premesse alla base del gioco. Un cocktail a dir poco esplosivo, che già in passato ha finito per tarpare le ali a titoli tutto sommato gradevoli, che avevano però la presunta colpa di non rispettare le aspettative vagamente sballate che i critici avevano maturato, vuoi per le disattenzioni comunicative degli sviluppatori, vuoi per l’errata interpretazione o per l’eccessivo entusiasmo dei critici stessi. Il che ci porta a fare un paio di considerazioni.

La prima: gli sviluppatori indipendenti hanno forse bisogno di affidarsi a specialisti di marketing e pubblicità, come fanno da sempre gli editori di grosso calibro? In alcuni casi, in effetti, questo connubio esiste già: non sono pochissimi gli indie di successo che assegnano a (piccole) agenzie il compito di parlare con la stampa, distribuire i codici promozionali per le recensioni e girovagare su Facebook, Twitter, Google+ e via dicendo al fine di pubblicizzare il gioco o i giochi in fase di sviluppo e prossimi all’uscita. Non sono pochissimi, però, neanche coloro che temono che un approccio del genere finisca per snaturare, anche se solo in parte, l’essenza stessa dello sviluppo indipendente.

La seconda considerazione, invece, riguarda la stampa specializzata. Sparare a zero sui ‘critici dei giochini’ è una pratica antica, semplicissima da mettere in atto, assai diffusa e a quanto pare dura a morire, ma ciò non ci interessa granché. Mettere in dubbio le modalità con cui alcuni (attenzione: alcuni! Solo alcuni! E stiamo parlando solo dei ‘professionisti’, e non di chi manda avanti siti e blog di ogni ordine e grado, nel qual caso le opinioni personali contano più di qualsiasi altra cosa) esperti del settore si informano in merito ai titoli che dovranno recensire, invece, potrebbe essere molto più costruttivo. Oppure estremamente noioso, a pensarci bene. Per cui la chiudiamo qui, e vi consigliamo di provare la versione dimostrativa di Wizorb. La demo, del resto, è gratuita, e il gioco potrebbe piacervi un sacco.

5 commenti
  1. brema82 ha detto:

    Bel pezzo, che tra l’altro spingerebbe anche ad uno/due ragionamenti interessanti, ma che purtroppo, data l’ora tarda e la sveglia puntata( ahimè….) alle sei, non è che abbia gran voglia di iniziare.

    Perchè ho scritto il post, allora?
    Giusto per ringraziarti di avermi fatto scoprire qualcosa di cui ignoravo l’esistenza e che potrebbe proprio piacermi.

    Vista la presenza del titolo nella sezione indie di XBLA, non esiterò a scaricare la demo e, presumibilmente, a sbloccare la versione completa. :)

  2. Shrapnel ha detto:

    Facci sapere se ti piace, mi raccomando. =)

  3. Zave ha detto:

    Allora Brema, va scaricato o no? Che io dello Shrapnel non mi fido.

  4. brema82 ha detto:

    Brema conferma che bisogna fidarsi di Shrapnel. :D
    Scaricato ieri sera, si è mangiato quasi da solo quel poco tempo libero che ero faticosamente riuscito a ritagliarmi.

    Classico titolo da: ” Ne faccio ancora una e poi basta, lo giuro “.

    La tentazione di accendere ora la treessessanta per giocarci è parecchia, ma immagino che, probabilmente, finirei per rimanere davanti alla console quasi fino all’ora della tremebonda alzata mattutina, cosa che renderebbe insostenibili le successive nove ore di lavoro.

  5. Shrapnel ha detto:

    Ecco, bravo: diglielo a quel miscredente dello Zave, che bisogna fidarsi del sottoscritto. =D

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