Cinque minuti di riflettori, grazie!

Per un po' di luce, cosa non si farebbe?*

Recensioni comprate, medie voto dopate sui siti che si occupano di aggregazione delle recensioni, comportamenti sospetti da parte di PR e giornalisti del settore: argomenti che di tanto in tanto tornano alla ribalta, e che – quando lo fanno – non mancano di catturare l’attenzione dei videogiocatori e riportare in auge il vecchio detto secondo il quale i recensori sono bestie prezzolate. Ebbene, eccovi una prima piccola delusione: nessuno, se non in casi rarissimi (e di certo non in un mercato come quello italiano), paga i recensori. Avete capito bene, questi poveracci devono arrivare a fine mese con la miseria che riescono a tirar fuori dai loro articoli. E, in particolare in Italia (e sono due!), ciò non è affatto facile. Ma non è questo che ci interessa, in questa sede. Ciò che ci interessa è una domanda, che andremo ora a porci: quando questo genere di cose accade… perché accade?

Per un problema di visibilità, molto spesso. Oggi escono tanti di quei giochi che guadagnare anche solo per un attimo un minimo di esposizione può fare la differenza tra il recupero dell’investimento e il fallimento, e questi sono senza ombra di dubbio argomenti seri. Altro che i recensori prezzolati.

Le grandi serie non hanno bisogno di questi mezzucci, ed è per questo che proliferano: un nome famoso si vende praticamente da solo, anche al dodicesimo seguito, e quasi indipendentemente dalla qualità del prodotto. Ma per i piccoli le cose non vanno così: un nome nuovo, non ancora affermato o addirittura sconosciuto, corre il rischio di rimanere nell’anonimato e di decretare il collasso del team alle sue spalle. La visibilità è importante quasi quanto la qualità, e per guadagnarla si può giungere a tutto.

Volete un altro esempio? Date un’occhiata all’AppStore di Apple. Migliaia e migliaia di giochi che lottano per un posto in home page, senza il quale si è praticamente destinati a scomparire senza aver lasciato traccia. Il passaparola e le recensioni sui siti dedicati ai giochi indie stanno pian piano scongiurando situazioni di questo tipo, perlomeno (come è giusto che sia) per i titoli più validi, ma il rischio di impiegare sei mesi per scrivere un gioco per iOS per poi venderlo in poche decine di copie, semplicemente per mancanza di visibilità, è sempre e comunque più che concreto.

Un ultimo esempio? Ma certo, perché no? Provate a scrivere un gioco Flash e a caricarlo su Kongregate. Finché rimarrà nella prima pagina del listone dei nuovi giochi otterrà qualche visita, anche se non siete sviluppatori affermati e il vostro gioco non ha nulla a che vedere con gli zombie, ma quando i nuovi ingressi vi spingeranno in fondo vedrete crollare il numero delle partire fatte con il vostro gioco. Crollare, letteralmente. Da una o due centinaia di accessi al giorno, per capirci, a due o tre. Non ci credete? Provate e fateci sapere…

* l’immagine in apertura ha, evidentemente, un senso differente da quello indicato dal titolo. Ma ci stava tanto bene. La riconoscete?

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