Another World: in napoletano anche su iOS?

Lento, a tratti desolante, ma al contempo straordinariamente ritmato e sempre coinvolgente, Another World è uno dei giochi più belli di tutti i tempi.

Il prossimo 22 settembre Another World sarà pubblicato da BulkyPix su App Store e quindi scaricabile e giocabile su dispositivi iOS. Per la precisione, sarà un’app universale, ovvero di quelle che funzionano in modo nativo sia su iPad che su iPhone (o iPod touch), sviluppata da DotEmu. Costerà 4,99 dollari. Che, se non ricordo male le conversioni USA/Euro dell’App Store, dovrebbe significare 3,99 euro.

Sarà una riedizione, più che un remake, dell’originale Another World del 1991, pubblicato su millemila piattaforme e amato da millemila videogiocatori. Offrirà una grafica aggiornata, adatta alle (relativamente) alte risoluzioni dell’iPad (1024×768) e degli iPhone/iPod dotati di Retina Display (960×640), ma anche la possibilità di passare in qualunque momento alla veste grafica originale del gioco, con la semplice pressione di due dita sullo schermo (un po’ come già visto nelle riedizioni dei primi due Monkey Island). Due saranno anche i sistemi di controllo selezionabili. Uno con il classico pad virtuale e magari un po’ di pulsanti su schermo, a simulare il sistema di controllo originale, l’altro completamente rivisto e totalmente touch oriented. Supportato Game Center, con 13 achievement da sbloccare, e proposti tre livelli di difficoltà (laddove il prodotto originale ne aveva uno fisso).

Eric Chahi è francese, ma ha studiato il Napoletano all’Università delle Froge di Parigi, nel corso della sua laurea in lingue. È il creatore di Another World e di Heart of Darkness. Recentemente si è occupato di From Dust.

Another World, realizzato da Eric Chahi (che dopo praticamente ha fatto solo Heart of Darkness per la prima PlayStation e recentemente è tornato alla ribalta con From Dust per Xbox Live e PSN) è stato uno dei primi giochi a presentarsi un po’ con l’atteggiamento (non con la faccia) del film, del prodotto che dietro ha una sceneggiatura e vuole che tu te ne accorga. Cut-scenes (probabilmente mai viste prima, almeno non in quel modo), tanta atmosfera e quel misto di “vediamo come si risolve qua” ma anche “vediamo cosa cazzo succede ora”. Diciamolo, era adorabile. Una pietra miliare, sicuramente. E questo è quello che ricordiamo tutti.

Quello che ricordano in pochi, invece, è che Another World ogni tanto parlava in napoletano. Almeno, alcuni dei suoi personaggi lo facevano.

Per la precisione, in una delle fasi iniziali del gioco (tranquilli, è difficile considerarlo uno spoiler, e poi se non avete giocato Another World checcazzo, dai), quando il protagonista si trova chiuso in una gabbia appesa al soffitto, la guardia sotto di lui dice chiaramente: “Aro’ sta? Aro’ Sta? Oh, Genna’! Oh, Genna’!” Che significa: “Dov’è? Dov’è? Ehi, Gennaro! Ehi, Gennaro!” Ora, non si capisce chi o che cosa dovrebbe essere dove, ma vi assicuro che le parole pronunciate sono queste.

Ma controllate voi stessi, guardando questo video al minuto 5:10 e prestando attenzione a ciò che dice la guardia.

Sentito? È così.

(Ah, attenzione al video completo, è tutto il gameplay del gioco nella versione Amiga, se avete intenzione di giocarvi la versione iOS senza ricordarvi perfettamente il gioco originale, un po’ per riscoprirlo, non guardatevi tutto sto video per intero. Che gioco fantastico, comunque, ho rivisto solo i primi 5 minuti e mezzo, per arrivare al punto di “Oh, Genna’!” ed è troppo bello ancora oggi, ha un’estetica fuori dal mondo con cui domani stesso si potrebbero fare dei video musicali fantastici, se non addirittura una serie d’animazione fuori di testa).

Che poi Another World non era neanche l’unico gioco a parlare in napoletano. Almeno alle mie orecchie.

"Giua', comme faje?"

Un capostipite del napoletanesimo videoludico è sicuramente Ninja Master che, nella sua versione per Commodore 64, chiedeva al giocatore “Giua’, comme faje?” (“Giovanni, come fai?”) ad ogni livello superato da quest’ultimo.

In realtà, il gioco diceva “You are qualified” (“You are” -> “Giua’”, “qualified” -> “comme faje”), ma era troppo banale, rispetto a sentirsi dire “Giua’, comme faje?”, che sicuramente enfatizzava maggiormente l’impresa appena compiuta.

E questo è.

1 commento
  1. theTMO ha detto:

    Quoto a tutto tondo questo articolo, oltretutto la testa quadrata degli alieni e l’architettura malandata del pianeta fanno capire che non è finito in un altra dimensione, è semplicemente in zona Forcella in un futuro non ben precisato.

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