PlayStation: crisi globale e locale

Hugo avrà anche vinto, ma un po' di giocatori PS3 hanno perso senza manco tirare un pugno

La piccola (e vagamente sudicia) piscolla* che l’Italia digitale costituisce nel mare magno degli intertubes ribolle oggi delle proteste dei possessori di PlayStation 3 residenti nel Bel Paese, frodati per l’ennesima volta della loro dose quotidiana di Street Fighter III. Il gioco sarebbe dovuto uscire nelle lande dello Stivale ben due settimane fa, come nel resto d’Europa, ma è stato rinviato a causa di una tardiva, goffa e parziale estensione del programma promozionale “Play” all’Italia, che ha spinto Sony a posticipare l’italico debutto dell’attesissimo remake alla giornata di ieri. La data, fortunatamente (e sorprendentemente), è stata rispettata, ma… ebbene sì, c’è sempre un ‘ma’ quando si parla di Sony di questi tempi, a quanto pare, e stavolta si tratta di un ‘ma’ per il quale non sappiamo se piangere o ridere.

Per farla breve e giungere dritti al punto, il codice di sblocco di Street Fighter III è stato regolarmente messo in vendita sul PlayStation Store nostrano, con tanto di pacchetto che garantisce lo sblocco immediato di un personaggio. Il problema, però, consiste nel fatto che sullo Store italiano non c’è l’ombra della demo alla quale il suddetto codice di sblocco andrebbe applicato, il che si scopre tra l’altro soltanto dopo l’acquisto. Gli acquirenti italiani, in pratica, hanno comprato Street Fighter III regolarmente (e l’hanno fatto in molti, a partire da ieri pomeriggio), ma non hanno la possibilità di giocarlo, se non aprendo un account su un altro Store europeo e scaricando da lì la demo alla quale applicare la chiave di sblocco. Siamo forse di fronte all’ennesimo segno della decadenza globale di Sony, da più parti paventata e da altrettante auspicata? Sì e no, ma lasciate che vi faccia un esempio per chiarire la situazione.

Problemi a godere delle promozioni di Sony per il servizio PlayStation Plus? Non siete soli...

Qualche settimana fa ho ricevuto da Sony un’e-mail promozionale nella quale mi si proponeva di rinnovare in anticipo il mio abbonamento al servizio PlayStation Plus per ricevere in omaggio tre mesi aggiuntivi per la mia sottoscrizione. Ci ho pensato su per un paio di giorni e poi, visto che mi ritengo soddisfatto del servizio, ho aperto il PlayStation Store e ho scucito la pecunia. La procedura è andata a buon fine, ma è inutile dire che dei tre mesi aggiuntivi non s’è vista l’ombra. Non me ne sono stupito (da affezionato utente di Sony ho fatto il callo, ormai, a questi piccoli grandi disastri) e ho iniziato a cercare informazioni in rete. Ho scoperto che il problema è piuttosto diffuso e ho trovato su un forum in cui di discuteva di tale argomento un indirizzo e-mail a cui scrivere per chiedere lumi in merito – un indirizzo gestito dal team di assistenza Sony, del quale è però assai difficile trovare tracce ufficiali. È passato qualche giorno, e ho ricevuto una risposta inattesa nella quale mi si chiedeva, senza neanche sfiorare la natura del problema, di chiamare un numero di classe 199 per ottenere informazioni e giungere alla risoluzione della magagna.

Mi sono chiesto, a quel punto, dove fosse il senso dello spendere altri soldi (quelli della telefonata) per recuperare per l’appunto dei soldi (quelli dei tre mesi gratis) sottratti al sottoscritto solo e soltanto per via di un errore commesso da Sony, senza alcuna colpa imputabile al solito sottoscritto, e ho espresso tale dubbio rispondendo alla mail ricevuta. Risultato? Nessuna risposta. Il che ci porta, dopo un giro piuttosto largo, alla domanda che ci eravamo posti in precedenza (l’affare Street Fighter III in Italia è l’ennesimo segno di debolezza globale di Sony?) e alla relativa e sibillina risposta (sì e no).

La più volte citata crisi globale di Sony esiste ed è innegabile, ma è riconducibile a una natura estremamente nipponica, tanto da risultare incredibilmente simile alla crisi di Honda (il cui logo campeggia peraltro sulla mia auto: che io abbia un’inconscia passione per compagnie sfigate e perdenti?). Entrambe le aziende, in pratica, sembrano aver perso quella visione e quello spirito innovativo che le caratterizzavano sino a qualche tempo fa e, cosa ancor più grave, paiono accusare una drammatica carenza di direzione, intesa sia come strada da seguire che come gruppetto di gente deputata a guidare l’azienda. Il fattaccio brutto di Street Fighter III e la gestione del problema del rinnovo del servizio PlayStation Plus, invece, sembrerebbero (e sottolineo il condizionale) far capo a un modo approssimativo, caciarone, svogliato, furbetto e tutto italiano di lavorare, il che le separerebbe da quella che è la condizione globale di Sony e relegherebbe il tutto entro i confini della nostra penisola. Di mezzi per avvalorare questa ipotesi, però, non ne abbiamo, per cui ci toccherà rimanere nel dubbio e aspettare che Street Fighter III per PlayStation 3 possa essere finalmente giocato in santa pace, prima o poi, anche in Italia.

* “Pozzanghera”, nel dialetto del buon Erik (ndMattia)



L’aggiuntina di Ualone:

Scusa, Shrapnel, ma sono sei anni che te la racconto questa storia di Sony.
Guarda, lo dice pure Kutaragi.

Tra l’altro, dopo “to its knees…” continua con “…in front of my cock, kissing my balls”.
Kutaragi ha sempre saputo tutto.


Per approfondire da soli

Lo scorso maggio l’edizione online di The Globe and Mail ha pubblicato un lungo e interessante reportage sullo stato di Sony. Distribuito attraverso sei pagine, l’articolo è ricco di citazioni e opinioni di chi conosce o ha conosciuto dall’interno le meccaniche che hanno reso grandissima, prima, e travagliata, oggi, la storia di Sony. Ovviamente non ci si riferisce unicamente a Sony Computer Entertainment, ma all’intero colosso nipponico.
Con un passaggio che va riportato per forza di cose:

“After a bruising first year of heavy losses, he (Stringer) was anxious to kick off the annual management meeting at Tokyo’s Grand Prince Hotel New Takanawa on an optimistic note. Stringer trotted out a group of what he claimed were the 50 brightest engineers that Sony had to show the 1,200-strong crowd of managers gathered in the ballroom.

‘These are our future’, Stringer boasted of the group of the cleanest, most well-composed assemblage of geeks, recalls one former Sony executive in attendance that morning.

They ‘were the equivalent of scrubbed, West Point recruits’, he said in reference to a prestigious U.S. military academy. ‘No tattoos, no piercings, no 14-year-olds’, a former Sony manager said. ‘I remember saying, ‘We’re so screwed.’ No one in that group was going to say ‘Why the fuck do we need a (computer) mouse.’’

1 commento

Hai qualcosa da dire a riguardo?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: