Payton e Antoniades: invidia indie?

Flower, uno dei simboli della dimensione "indie" dell'industria dei videogiochi

Un’altra bella giornata volge al termine, per il mondo dei videogiochi. Giornata “iniziata” con un bollettino di guerra mica male. Square Enix, in seguito alla conferenza pro Dragon Quest X perde l’11% del suo valore in borsa. Dead Island viene preso a pedate dalla cricca di Edge e ci ricorda che in questo settore ormai contano più i trailer “azzeccati” (‘na roba…) che le idee di gioco vere e proprie. E, tanto per gradire, pure due pezzi da novanta (di nuovo, per modo di dire) del supermercato dei videogiochini hanno preso a bofonchiare qualcosa a proposito di birre calde, donne fredde e governo ladro.

Il primo dei due è una mezza celebrità. Si chiama Tameem Antoniades ed è attualmente ricercato dalla Commissione di Vigilanza della Qualità dei Giochi d’Azione per aver sviluppato, assieme ai suoi compari di Ninja Theory, prima Heavenly Sword e poi Enslaved: Odyssey to the West. Al momento Antoniades e i suoi sono al lavoro su DmC, reboot in odor di prequel per la serie di Devil May Cry. Serie che, se aveva bisogno di qualcosa, probabilmente questo qualcosa non era il piglio cinenarrativo di Ninja Theory. Digressioni, comunque. Perché quello che ci interessa di più è che, tra i pensieri alla rinfusa saltati fuori nel corso di un’intervista con Dan Pearson di Gamesindustry.biz, Antoniades si è lasciato scappare un paio di accenni alla realtà degli sviluppatori indie. Ma non quelli grandi e grossi come Ninja Theory (che sono per l’appunto indipendenti e che lavorano prima con un editore, poi con un altro, poi con un altro ancora), ma per quelli piccini piccini. Che, stando ad Antoniades, si possono permettere addirittura di sperimentare nuove formule di gioco (ma anche nuovi immaginari, che per qualche inspiegabile motivo sempre più spesso vengono definiti “Proprietà Intellettuali”. Roba da brividi). Nel frattempo…

Antoniades di Ninja Theory controlla la sceneggiatura di... no vabbé, non sappiamo che stia facendo

Nel frattempo Ryan Payton abbandona 343 Industries, il superteam voluto da Microsoft per fabbricare un Halo dopo l’altro (perdonateci il link a kotaku, se potete). 343 Industries, lo ricordiamo, al momento è al lavoro su Halo 4, mica una robetta da niente. Piuttosto, un progetto AAA imponente e ad alto profilo. Ancor più del remake/reboot dell’Antoniades ammazzadiavoli. Ryan Payton, che di 343 Industries era creative director (uno dei, per la precisione, perché sono un’armata), lascia insomma Microsoft per cercare fortuna altrove. E l’altrove di riferimento è il campo estivo della comunità indie. Ecco quindi un nuovo team agile e snello che promette meraviglie. Battezzato Camouflaj, potrebbe prendere la forma di una cosetta stilosa e precisina in stile thatgamecompany (Flower, Journey…) o di una caciarona e sbilenca tipo Hello Games (Joe Danger e basta, per ora, in attesa di Joe Danger: The Movie). Oppure potrebbe diventare un’altra stella morente nel firmamento iOS, vai a sapere. Il ritmo marziale della Grande Macchina del Videogioco Moderno ha comunque fatto un’altra vittima. O, forse, ha salvato un’altra anima.

Quello che è certo, è che dagli studi grandi e grossi, dai marchi importanti, dai superteam impegnati nello sviluppo di titoli AAA si tende sempre più spesso a scappare. Se non fisicamente, come Payton, almeno con la mente, come Antoniades. E la via di fuga, almeno al momento, è quasi sempre la stessa, ovvero quella che porta al D.I.Y. d’area indie.

Vai a sapere se il discorso vale, oltre che per gli sviluppatori, anche per i videogiocatori.

Camouflaje (logo)

6 commenti
  1. Zaru ha detto:

    Non tutti possono permettersi un salto nel vuoto, specie quando nomi illustri finiscono per fare la fine di:

    Keiji inafune: Boh, lo rivedremo come cameo in Neptunia 2 sottoforma di supermossa (…) e a sviluppare dating sim. Meno male che l’industria giapponese era merda e tu ci credevi una cifra negli occidentali.

    Hironobu Sakaguchi: Dopo aver dato i natali a due ombre dei più noti brand Final Fantasy e Dragon Quest ha lanciato The Last Story, gioco per wii che “se-non-lo-comprate-io-mi-suicido” (come game designer), o almeno così disse in un comunicato stampo. Intanto lo potete trovare sul suo twitter mentre carica foto di quello che mangia, dei tramonti ecc.

    Shinji Mikami: Continua a propinarci RE4, potete svegliarlo e dirgli che non siamo nel 2006?

    Yu Suzuki: da capo team a portalettere d’ufficio, alla veneranda età di “x” anni si mette a parlare del futuro del social gaming non credendoci nemmeno un po’ manco lui. Specie dopo il fallimento del progetto shenmue online. Ah, cos’è che sta portando avanti? Il social game di Shenmue, ovvio.

    Poi oh, nomini di merda, ma voi ci rischiereste la casa al mare, la maserati e le donnine ad Harahuku nei lovelovemotel?

  2. Arriva, arriva. Penso. Abbiamo tempo fino a mezzanotte, no? :)

    Nel frattempo, per ingannare l’attesa, una piccola anticipazione:

    R.

  3. A me comunque pare interessante, anche se un filo tossico, quanto scritto da Zaru.

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