Team Bondi: si abbassa il sipario

Brendan McNamara, padre-padrone di Team Bondi: oggi avrà riso un po' meno

Continua la marcia funebre dell’industria dei videogiochi, allegramente impegnata ad andare a gambe all’aria a botte di tempi di sviluppo sempre più dilatati, di progetti sempre più titanici e di videogiochi sempre meno videogiochi. Così a memoria, nelle ultime settimane hanno tirato giù la saracinesca tutti i team di sviluppo interni di UTV Ignition (compreso quello di El Shaddai, che qui in Europa verrà pubblicato il 9 settembre) e quelli di Blue Tongue (de Blob 1 e 2 sono/erano roba loro). E ora è arrivato il turno del Team Bondi, studio australiano proprio come Blue Tongue. I tizi del Team Bondi, sconosciuti ai più fino a qualche mese fa, sono quelli che con tutta la calma del mondo sono riusciti a mettere in piedi, e nemmeno troppo dritto, il chiacchieratissimo L.A. Noire. Che pare, si dice, si mormora, abbia pure venduto bene. Ma per chiuderlo, questo progetto, i tizi in questione hanno impiegato sette anni sette. E sette anni sette, che sono già tanti sul pianeta Terra, nel mondo dei videogiochi sono un’infinità di tempo. E un’infinità di tempo vuol dire anche un’infinità di soldi, spesi per pagare affitti, stipendi, frutta fresca e tool di sviluppo vari.

A dire il vero pare che Brendan McNamara, che dello studio era fondatore e imperatore assoluto, almeno per quanto riguarda la voce “stipendi” abbia provato a risparmiare qualcosa. Per la felicità dei suoi dipendenti, ovviamente, che pare siano stati piallati con un “crunch time” estremo per mesi e mesi (per anni e anni, per la precisione). Questo almeno stando a quanto emerso dal mare magnum dell’infernet, usato per l’ennesima volta (ehr…) come megafono per la Verità con la V maiuscola.

Che le cose non stessero andando per il verso giusto per la banda di McNamara lo si sapeva già da un pezzo. Voci e indiscrezioni, qui nei corridoi virtuali degli uffici (?) di One|Game|Shot, si inseguivano e si facevano le boccacce da settimane. Ed erano state confermate dalle storie brutte e arruffate dei litigi tra i Fratelli Rockstar (editori di L.A. Noire e ora proprietari del marchio) e Mr. McNamara. Storie poi arrivate pure ai siti e ai sitarelli di videogiochini, naturalmente.

È notizia di oggi, comunque, che il Team Bondi, sepolto da una montagna di debiti, è finito in amministrazione (poco) controllata. Si tenterà di recuperare un po’ di spiccioli da lanciare ai creditori (s)vendendo tutto il vendibile. Che probabilmente non sarà molto. Il destino, insomma, pare ampiamente segnato. Non che questo voglia dire molto, almeno per McNamara. La sensazione è che il tipo riuscirà a reinventarsi, in una maniera o nell’altra. Per ora, comunque, giù la saracinesca e tanti saluti.

Team Bondi (agosto 2011)

Il tutto mentre Eidos Montreal (Deus Ex: Human Revolution è roba loro) si espande a vista d’occhio, con un nuovo studio parallelo a quello principale. E delle stesse “dimensioni”. Viene da chiedersi come possano permetterselo, visti i tempi che corrono. Poi ci si ricorda che Montreal è in Canada. E che in Canada i team di sviluppo, da quelli grossi che lavorano sulle console da salotto a quelli fatti di fattoni in odor d’Università delle Cibertecnologie aliene (fanno robette per iPod, di solito), li pagano i contribuenti. O il governo. Che poi forse è la stessa cosa. Anche l’espansione di Eidos, comunque, si porterà dietro dei bei problemi, come ha già scribacchiato un amico nostro con la vista lunga qualche settimana fa. Dal mondo dei videogiochi, insomma, non se ne esce vivi.


Team Bondi, la storia fin qui
  • L.A. Noire (2011 – PlayStation 3, Xbox 360, PC)

E qui finiamo, giusto? Giusto, perché dal 2003 (anno di fondazione dell’etichetta) a oggi, un solo gioco firmato Team Bondi si è affacciato nei negozi di tutto il mondo. Otto lunghi anni, sette nella migliore delle ipotesi, ovvero volendo togliere dal conteggio il tempo necessario per dare il via a un’impresa (all’inizio) e perché il gioco ormai ultimato raggiunga i negozi (alla fine).
Team Bondi nasce idealmente con Brendan McNamara, vale quindi la pena ricordare il suo di palmares, arricchitosi negli anni passati ai vertici di Team Soho, gruppo facente parte delle squadre di sviluppo di Sony Computer Entertainment, d’istanza a Londra nel suo caso. All’ombra di Buckingham Palace Mr. McNamara firma The Getaway, progetto assai chiacchierato e accolto dalla critica specializzata con un sorriso appena abbozzato. L’anno di pubblicazione è il 2002, ovvio quindi che i capitoli successivi di quella che diventerà una serie (un’altra uscita su PlayStation 2 nel 2004 e una in casa PSP nel 2006), non si avvarranno della collaborazione di Brendan.
Il resto, come si suol dire, è storia recente. E se magari volete sapere cosa ne pensa uno dei quattro di One|Game|Shot riguardo L.A. Noire, potete rifarvi ad alcuni articoli sponsorizzati.

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