È troppo grosso, basta così!

Non potevamo non farlo, pardon

Tempo addietro, sulle bigie pareti del carcere di NeoGAF un anonimo sviluppatore di videogiochi AAA scribacchiò una cosa del genere: «Ci sono stati dei licenziamenti anche in Neversoft. E ci sono anche voci che vogliono Luxoflux sul punto di chiudere. Sono tempi schifosi e i miei amici stanno perdendo i loro lavori. Buona fortuna a tutti noi… Detto questo, il funzionamento dell’industria dei videogiochi si è completamente ribaltato. Una rivoluzione tale non poteva non portarsi dietro delle vittime. Massimo rispetto per chi è riuscito a capire prima degli altri le nuove regole del gioco e a cavalcare l’onda, quella del casual, di Facebook e compagnia. Io non ci voglio proprio tornare in quella discarica che è lo sviluppo di giochi per console. Si fanno turni di lavoro massacranti su un progetto importantissimo, si vende un buon numero di copie e poi si viene liquidati». Che il lavoro in un team di sviluppo di quelli mediogiganti (o anche solo giganti) possa trasformarsi in un inferno lo sappiamo un po’ tutti. Lo abbiamo anche scritto da qualche parte qui su One|Game|Sinatra, tra l’altro, in un passato più o meno remoto (tipo qui). E, per averne un’ulteriore conferma, basta prestare un minimo d’attenzione a tre storie diverse ma anche no.

E niente, l’idea che ho avuto è stata quella di tagliare la corda.

La prima vede come protagonista assoluto Fumito Ueda, ex padre e padrone del Team Ico, boutique di sviluppo che se ne è venuta fuori con Ico (prima) e Shadow of the Colossus (poi). Da anni quelli del Team Ico, capitanati da Ueda, sono al lavoro su The Last Guardian, fiaba elettronica avvolta nella nebbia e nel mistero. Bene, pare che Ueda si sia stancato dell’infame vita dello sviluppatore impegnato su un megaprogetto per anni e anni e anni ancora. E così ha bofonchiato il classico e laconico «Vado giù a comprare le sigarette”. Che, tradotto, vuol dire anche e soprattutto «Per me, basta così”. Ueda ha insomma abbandonato il Team Ico, anche se quelli di Sony si sono affrettati a far sapere in giro che, sebbene da freelancer, continuerà a coordinare il progetto The Last Guardian. E come no. Tra l’altro anche il producer del gioco, tale Yoshifusa Hayama, ha abbandonato il Team Ico, tutto intenzionato a cercar fortuna in Inghilterra, negli uffici di Bossa Studios. Che, probabilmente e pure giustamente, non conoscerete. Poco male, comunque: il sito di Bossa Studios mette una tristezza che metà basta. Curioso notare, comunque, come sia Ueda che Hayama abbiano intenzione di lavorare, da qui in avanti, su giochi ed esperimenti più piccini, maneggiabili e “personali”. Eh. Se volete approfondire la questione cliccate qui e poi rimbalzate di link in link.

E così, a un certo punto, mi sono detto “ma anche basta”.

La seconda storia, invece, vede nel ruolo di attore principale tale Alexandre Amancio. Nome e cognome dicono niente. Al contrario della sua carica nobiliare: Creative Director di Assassin’s Creed: Revelations. Alexandre Amancio è scappato dagli uffici di Ubisoft Montreal giusto un paio di settimane fa, replicando mossa per mossa la fuga di Patrice Desilets, che nel 2010 si staccò da Ubisoft e da Assassin’s Creed. Nemmeno a dirlo, pure lui ricopriva il ruolo di Creative Director. Sia detto per dovere di cronaca, Amancio ha lasciato per tuffarsi in una nuova avventura all’insegna del marketing giocoso presso un’agenzia chiamata Cossette e situata nel bel mezzo del nulla più assoluto (in Canada, quindi, e per la precisione per le strade di Quebec City). Non si fatica a vederli esausti e con la lingua a penzoloni, gli Amancio e i Desilets: mettere assieme le cricche degli assassini pare un lavoraccio infame. Non tanto per i game designer, quando mai, ma per i direttori creativi… eh. Di roba da fare, curare, baciare, lettera e testamento, anche solo per un Brotherhood a caso, ce n’è fin troppa. Cliccate qui per finire nel gorgo di NeoGAF e farvi quindi un bagno di follia, isteria e tutte cose.

Steven, Peter... che differenza volete che faccia.

La terza e ultima storia, che nemmeno a dirlo è pure quella più fresca in assoluto, verte invece attorno a Steven Parker, Senior Game Producer di Blizzard Entertainment che ha gettato la spugna e ha smesso di lavorare a Diablo III. Gioco di cui, in questa sede, ci guarderemo bene dal parlare. La notizia, che poi è in realtà uno spiffero da Twitter, la trovate qui. Nessuno, o quasi, ha chiari i motivi dell’addio. E nessuno, o quasi, ha idea di cosa Parker abbia intenzione di fare da qui in avanti. Quello che è sicuro è che viene da pensare che pure lui possa battere la strada del progettino smartphone, tablet, Android e/o iOS. Vai a sapere. Che poi, progettino per modo di dire. Buttate un occhio a questo pezzo qui, prima di chiamarli progettini, questi giochini da nulla che per metterli assieme servono 100.000 dollaroni sonanti e almeno sei mesi di lavoro. Buttateci un occhio, sul serio. E poi fateci sapere.

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